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Bologna: la cittadinanza una causa comune

fare-bolognaContinua la presentazione del Forum Associazioni Albanesi in Emilia-Romagna nelle città delle associazioni che vi aderiscono. Domenica scorsa è toccato a Bologna accogliere la Rete FARE. Al Centro interculturale Zonarelli, nell’incontro moderato da Ariana Vacchetti, si è discusso di partecipazione e associazionismo migrante, in presenza di Fausto Amelii, Responsabile del Centro, Emilio Lonardo, Presidente di Bologna Europa, Roland Sejko, giornalista e documentarista, Gentian Kerrni, Presidente di USAB, Roland Jaçe, Presidente di “Tutti Insieme” e Endri Xhaferaj Presidente della Rete Fare e di Juvenilja. 


Dopo aver descritto il percorso di formazione della Rete, Endri Xhaferaj, Presidente di FARE, ha sottolineato l’importanza dell’associazionismo e del terzo settore nella partecipazione nella vita pubblica dei migranti, considerati comunemente come forza lavora e collocati nel secondo settore: “l’associazionismo caratterizza e forma l’identità e la partecipazione attiva dei cittadini nella vita locale che è appunto anche il primo settore”. Per Xhaferaj, FARE vuole partire dal terzo settore per rafforzare i legami con la comunità, condividerne i valori, e una volta  riusciti, creare una comunità capace di rappresentare se stessa in ambito regionale. 
“Nella nostra storia, Bologna è una realtà molto importante per quello che riguarda il concetto della cittadinanza perché in questa città è avvenuto l’abolizione del servitù della gleba nel XII secolo”, ha concluso Xhaferaj, augurandosi che Bologna, la Regione Emilia-Romagna e il Forum FARE “intraprendano un cammino comune verso questa direzione”.
Parole condivise pienamente anche da Fausto Amelii, responsabile del Centro interculturale Zonarelli, una realtà nata 15 anni fa e trasformata in luogo d’incontro per circa 100 associazioni migranti. “ Bologna – ha detto Amelii - oltre alla storia antica ha una storia molto moderna che gli studiosi definiscono capitale sociale caratterizzata dalla tendenza e la forte motivazione alla partecipazione che si esprime attraverso l’associazionismo”. 
In una “società di non luoghi”, secondo Amelii, “i luoghi importanti sono quelli in cui è possibile lavorare, tessere l’identità, la cultura, la storia delle persone e conservarne memoria”. Pertanto, la partecipazione passerebbe attraverso i luoghi, l’incontro e l’associazionismo e significherebbe essere cittadini a pieno titolo. Se dà una parte bisogna coltivare un’identità, dall’altra bisogna diventare un soggetto sociale per contribuire nella formazione di un nuovo concetto di cittadinanza perché oggi in Italia “c’è un problema acuto di cittadinanza - che non coinvolge solo gli stranieri, ma tutti - su come interpretare l’essere cittadino ed esercitare i propri diritti”. 
Diretto nel suo intervento anche Emilio Lonardo, Presidente dell’Associazione Bologna Europa, nel ricordare ai presenti che nell’era della globalizzazione, mentre si pone il problema essenziale di come essere cittadini, “molti ci spingono ad avere paura del diverso, di chi viene da fuori, avere paura da chi ha una faccia o colore della pelle diversa”. Quindi è l’ignoranza il vero nemico da combattere in un mondo globalizzato. Dall’altra parte, per Lonardo, si dovrebbe lavorare su tre versanti: “mantenere e coltivare il legame con la propria terra per portare i sentimenti migliori alla società; vivere la dimensione dell’immigrazione come una grande opportunità per arricchire gli altri, oltre che trovarne una propria culturale, sociale, economica e familiare; e capire che la dimensione dell’uomo che vive fino in fondo la società multietnica è quella finale a cui dobbiamo individualmente e collettivamente tendere”.
Invece Gentian Kerrni, Presidente dell’USAB si è soffermato sull’esperienza di formazione di FARE: “un duro lavoro di incontri in cui un ruolo importanti hanno avuto tutti gli attori coinvolti, ma siamo riusciti a creare una nuova realtà, il forum che rappresenta la comunità albanese in Emilia-Romagna”. Sulla stessa linea anche Roland Jace, Presidente dell’Associazione “Tutti Insieme”, che ha ribadito come FARE è la prima realtà regionale dell’associazionismo migrante, in cui le associazioni si sono confrontate per individuare valori, obiettivi e azioni comuni. Un percorso per nulla scontato. 
L’incontro è proseguito con la proiezione del documentario storico “Albania, il paese di fronte” e con dibattito lungo ma molto costruttivo con il regista Roland Sejko sul documentario e il modo in cui la storia albanese è stata servita e continua ad essere servita, generando miti duri a morire.